Il DISY CNV dal 2007 è impegnato nell'ambito delle Neuroscienze per la ricerca scientifica intesa alla verifica degli effetti terapeutici fisiologici e biologici provocati dalla tecnica dell'ipnosi e dalla comunicazione strategica nel Counseling.
L’ipnosi può essere interpretata all’interno della prospettiva psiconeuroendocrinoimmuno-logica, come fenomeno con specifiche modalità d’azione, in cui può avvenire il superamento del limite psiche-materia organica, con predominio assai spesso della psiche sul soma e un’influenza del più profondo inconscio biologico da parte di forze psichiche di tipo suggestivo. “L’ipnosi, lungi dall’essere risposta esclusivamente psichica, l’ipnosi è anche risposta somatica viscerale organica, in cui corpo e mente interagiscono, aiutandosi e compensandosi a vicenda, è un insieme di fenomeni neurologici, biochimici, elettrici, psicologici, sociali.” (Granone, 1986)
Nella prospettiva psicosomatica, l’idea che lo stato mentale e quello emotivo possano, attraverso il sistema immunitario, influenzare l’insorgenza e/o il decorso di una malattia organica, ha affascinato intere generazioni di studiosi e ha prodotto numerosi studi sperimentali volti ad indagare un’eventuale relazione causale tra stress e funzionalità immunitaria.
Le patologie in cui si riconosce il ruolo patogenetico dello stress sono sempre più numerose, e l’allontanamento da situazioni stressanti, quando è possibile, è ritenuto necessario supporto alle specifiche terapie, anche nella convinzione che gli interventi comportamentali possano avere conseguenze positive per la funzione immunitaria.
I dati sperimentali attualmente disponibili mostrano che condizioni di stress psicologico possono produrre alterazioni nella funzionalità immunitaria, anche se ogni individuo risponde agli eventi stressanti in relazione al suo substrato emozionale, alla sua personalità e allo stato psichico di base. Nel corso degli ultimi anni non pochi ricercatori hanno studiato l’influenza sulla funzionalità immunitaria, dell’ipnosi e delle tecniche ad essa collegate, e le hanno impiegate a scopo psicoterapeutico, a partire dall’assunto teorico avanzato fin dal 1985 dallo stesso Granone che ”Così come lo stress, attraverso il circuito d’integrazione PNEI, deprime la funzionalità immunitaria, è verosimile che, in determinati soggetti, si possano utilizzare gli stessi canali per ottenere benefiche modificazioni, suscitando in ipnosi immagini particolari tali da creare monoideismi suggestivi, etero- ed autoindotti, fortemente plastici e influenzanti le condizioni organiche.”
Quest’ intuizione è stata confermata sperimentalmente da numerosi studi che hanno messo in evidenza che in trance ipnotica, particolari e mirate suggestioni possono mobilizzare le cellule immunitarie, gruppo cellulare di pronto intervento per sradicare infezioni o degenerazioni patologiche, e che è possibile creare immaginariamente neuropeptidi utili sotto l’aspetto terapeutico.
Gli interventi condotti sui pazienti oncologici da Simonton e Simonton negli anni ’80 sono stati tra i primi impieghi della terapia immaginativa per potenziare il sistema immunitario. Si trattava di un programma psicoterapeutico con l’impiego di tecniche, spesso molto suggestive ed efficaci, di rilassamento e di visualizzazione in immaginazione delle proprie cellule immunitarie impegnate nella lotta contro le cellule neoplastiche che si concludeva con la distruzione di queste ultime. Sempre negli anni ’80, anche Spiegel e collaboratori hanno istruito donne con neoplasia mammaria metastatica a praticare forme di rilassamento e di autoipnosi.
Molti altri studi sperimentali hanno messo in evidenza che l’immaginazione e il rilassamento svolgono un’azione di facilitazione dell’immunità, modificando l’effetto immunosoppressivo esercitato dagli eventi stressanti. Non sempre, tuttavia i dati sperimentali confermano queste conclusioni e soprattutto i risultati non sono univocamente interpretabili (Van Rood e collaboratori,1993; Miller e Cohen, 2001).
Granone, che dell’ipnosi è stato un grande studioso, l’ha definita “un particolare modo di essere dell’organismo che s’instaura ogniqualvolta intervengano speciali stimoli dissociativi, prevalentemente emozionali, eterogeni o autogeni, con possibilità di comunicazione anche a livello non verbale, con una regressione a comportamenti parafisiologici o primordiali” (1986).
Si tratta di “una sindrome a sé stante, che ha dei punti di contatto e altri di differenza con altre sindromi” (Granone,1981) “ che insorge ogni volta che si suscitano, assieme ad un certo grado di dissociazione psichica e di regressione, dei fenomeni di ideoplasia, più o meno controllati, con conseguenti trasformazioni in realtà soggettiva somato-viscerale od oggettiva, con deformazioni percettive e allucinazioni di tipo ipnagogico o ipnopompico, di quanto viene intensamente immaginato” (Granone, 1986).
Possono risentire dello stato ipnotico, presentando importanti modificazioni, la pressione sanguigna, il ritmo cardiaco, la temperatura cutanea, il funzionamento dell’apparato gastroenterico, respiratorio e genito-urinario Particolarmente interessante è l’interessamento sul piano dermatologico, con la comparsa di eritemi, vesciche, verruche, dermatiti o con la loro risoluzione.
In stato di ipnosi è anche possibile, con opportune suggestioni, indurre modificazioni endocrine, neurovegetative ed immunologiche.

Ma al di là delle singole modificazioni che interessano questo o quell’apparato o processo, ciò che va sottolineato, in quanto caratteristica essenziale dell’ipnosi, è la realizzazione del monoideismo plastico (Braid, 1847): la mente è concentrata e dominata da una sola idea, così che l’estensione della coscienza viene ad essere limitata ma aumenta al tempo stesso l’intensità dell’attività subconscia, con la riduzione dei riferimenti temporo-spaziali e la prevalenza delle funzioni rappresentativo-emotive su quelle critico-intellettive in seguito ad attivazione dell’emisfero destro e inibizione dell’emisfero sinistro, come dimostrato dalla PET. L’abbassamento del tono corticale e la prevalenza dei sistemi talamici consente di liberare quell’attività subcorticale di emozioni e sentimenti, abitualmente inibita dalla corteccia, e di ifar emergere dati dalla memoria a lungo termine, depositati a livello del sistema limbico- ippocampale e solitamente rimossi dall’azione della corteccia.
L’ideoplasia si può realizzare con un coinvolgimento preferenziale di questo o quell’organo o apparato in rapporto alla specifica costituzione del soggetto, così che Granone parla di suggestionabilità d’organo.
Come afferma Lapenta (1986) “La parola suggerisce un’idea che suscita azione, movimenti, sensazione, ma alla parola suggerita va connessa quella particolare situazione psicologica che è data dal notevole vigore plastico delle immagini.”
La parola diventa allora messaggio e stimolo per il corpo e l’ipnosi è “ una risposta psicosomatica dove corpo e mente interagiscono uno sull’altro, aiutandosi e compensandosi a vicenda, è un insieme di fenomeni neurologici, biochimici, elettrici, psicologici, sociali.” (Guantieri, 1975) o “uno squisito fenomeno psicosomatico, con le sue specifiche modalità di azione, soprattutto quando si tratta di quello autoindotto da monoideismi plastici intensamente vissuti, capaci di mettere in moto meccanismi biochimici, ormonali, peptidici, enzimatici, a loro propri.” (Granone, 1987).

E’ infatti ipotizzabile, e per alcuni aspetti confermato sperimentalmente, che gli stessi canali funzionanti nel rapporto psicosomatico dello stress, possano, in determinati soggetti, essere utilizzati per ottenere benefiche modificazioni sulla mente e sul corpo.
Nei soggetti in ipnosi è stato infatti dimostrato un aumento delle beta-endorfine e delle catecolamine nel sangue, fenomeno che può essere correlato all’analgesia ipnotica.

Nei soggetti in ipnosi è stato infatti dimostrato un aumento delle beta-endorfine e delle catecolamine nel sangue, fenomeno che può essere correlato all’analgesia ipnotica.
In realtà, è noto fin dagli anni ’60 che immagini ed emozioni possono far aumentare o diminuire il numero di globuli bianchi, la qualità e quantità di ormoni adrenergici, enzimi, elettroliti, e neurotrasmettitori, fenomeno che si è definito con il termine di immunizzazione suggestiva.

Molti studi hanno dimostrato che in trance ipnotica particolari e mirate suggestioni possono mobilizzare proprio le cellule immunitarie, gruppo cellulare di pronto intervento per sradicare infezioni o degenerazioni patologiche, e che è possibile produrre neuropeptidi ed attribuire loro funzioni specifiche utili sotto l’aspetto terapeutico.
Il sistema immunitario è oggi considerato come un organo recettore periferico, un “sesto senso” che percepisce elementi dell’ambiente che sfuggono ad altri sensi, elementi non solo connotati in senso biologico stretto ma caratterizzati da valenze cognitive.
Stanno emergendo dati sempre più numerosi che evidenziano l’effetto immunodepressivo dello stress e viceversa l’azione potenziante le difese immunitarie che è esercitata da uno stile di vita in cui il ruolo stressogeno viene ridotto con svariate modalità.
Lo stress, infatti, ha molteplici ripercussioni sul corpo ma anche sulla mente. La mente stessa contribuisce all’insorgere dello stato di stress attraverso la valutazione cognitiva di quello che ci accade, in relazione al significato che non gli attribuiamo e alle modalità di cui disponiamo per farvi fronte. A parità di evento, ci si può sentire “sfidati” a dare il meglio di sé, o abbattere, ritenendo l’accadimento una calamità che rende impotenti. Nel primo caso lo stress è benefico, e si configura, come lo definiva lo studioso Selye, il “sale della vita”, che dà sapore alla nostra quotidianità, spingendoci all’azione ed all’evoluzione personale. Al contrario, nella seconda eventualità, diventa la premessa per una condizione d’impotenza, che se intensa o protratta può evolvere in depressione, con un coinvolgimento della psiche e del corpo, anche attraverso la sua influenza sulle funzioni immunitarie, che vengono modulate negativamente, così da esporre l’individuo ad un maggior rischio di malattia.
Quando siamo stanchi e con il morale a terra ci accade con maggior probabilità di ammalarci di influenza o di notare la comparsa sul nostro volto del fastidioso herpes labiale.
Lo stress, poi, quando insorge in seguito ad eventi di perdita emozionale e in condizione di lutto, può creare le condizioni favorevoli per la comparsa di malattie più gravi, comportandosi come concausa nell’insorgenza e/o nel decorso di alcuni tumori e delle malattie autoimmuni.

Il sistema immunitario è regolato a due livelli: il primo livello è costituito dai meccanismi intrinseci di regolazione posti sotto il controllo genetico e assicurano il funzionamento di base del sistema stesso, il secondo che si sovrappone al precedente e modula la reattività immunitaria nelle sue varie fasi. Quest’ultimo livello di regolazione è dato da complessi meccanismi nervosi ed endocrini che fanno sì che stimoli di natura emozionale modifichino la suscettibilità alla malattia, attraverso alterazioni della funzionalità immunitaria che possono insorgere sia nel suo versante umorale che in quello cellulare.
Alcuni studi sembrano fornire interessanti informazioni sui possibili mediatori neuroendocrini implicati. Spesso si è osservato nei soggetti che si sarebbero ammalati, un aumento consistente degli ormoni dello stress, come il cortisolo e l’adrenalina, nei giorni precedenti la comparsa della sintomatologia.
In situazione di stress acuto entra in azione l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con liberazione di adrenalina e cortisolo: lievi rialzi di tali ormoni hanno un effetto potenziante la funzionalità immunitaria, contribuendo alla mobilitazione dei leucociti periferici dai depositi. Si tratta probabilmente di una risposta adattiva, al pari di altre evocate dalla situazione di stress, come l’ incremento del tono cardiovascolare e polmonare, l’aumento della pressione arteriosa, l’attivazione del sistema muscolo-scheletrico ed il miglioramento della capacità di concentrazione e dell’attenzione.
Diversamente, in situazione di stress cronico, questi ormoni collocano la risposta immunitaria su una posizione inadatta sia a combattere microrganismi e tumori, sia a preservare la tolleranza immunitaria nei confronti della propria identità biologica. In questi casi, il livello plasmatico del cortisolo può aumentare sino a triplicare i valori corrispondenti al picco circadiano, esercitando un potente effetto immunosoppressivo che contribuisce all’instaurarsi del terreno organico che rende l’individuo vulnerabile a malattie infettive spesso banali e transitorie, a volte molto più serie e compromettenti.
Induzione ipnotica: alcune caratteristiche
Nella prima fase (la fase dell’induzione) si verifica un primo cambiamento dello stato di coscienza. Si possono riscontrare sull’EEG (Elettroencefalogramma) una accentuata presenza delle onde alfa tipiche degli stati di rilassamento e di distacco dalla realtà esterna (si passa cioè dalle onde beta, predominanti durante la veglia e gli stati di vigilanza e allerta, alle onde alfa, più lente). L’alterazione delle proprie vibrazioni cerebrali comporta una rallentamento anche di altre attività (respiro, pulsazioni cardiache) e viceversa.
Successivamente, con la focalizzazione dell’attenzione all’interno, si manifesta un predominio delle onde theta, ancora più lente, che caratterizzano la trance vera e propria. È da notare che le onde theta si manifestano di solito nel periodo che precede il sogno (fase ipnagogica). Questo stato, che normalmente è vissuto passivamente o fugacemente, nell’ipnosi viene mantenuto per tutta la seduta e utilizzato a fini terapeutici.
A questo livello l’ipnotista, riconoscendo i segnali fisiologici di una trance, passa all’utilizzo di un linguaggio metaforico-allegorico, proprio dell’emisfero destro del cervello, che nel frattempo si è trasformato nell’emisfero dominante. Si possono quindi creare delle "realtà ipnotiche" dove l’individuo, attingendo alle sue risorse profonde e agli "apprendimenti esperienziali", potrà fare nuove esperienze e sviluppare nuove associazioni.
Tra l’altro si è scoperto, tramite la PET, che le realtà prodotte in ipnosi sono virtuali solo sino a un certo punto per il cervello, poiché i soggetti a cui si comandava di pensare di correre su un prato, attivavano i medesimi percorsi neuronali attivi durante una "vera corsa". Noti campioni sportivi che si allenano mentalmente ripetendo ogni movimento e immaginandosi completamente la scena della gara tramite tutti i sistemi sensoriali (questa è la stessa tecnica che permise all’ipnoterapista Milton Erickson di riabilitarsi).
Ipnosi e conflitto cognitivo
Di fronte a un conflitto, gli individui ipnotizzati hanno tempi di reazione più rapidi.
La suggestione ipnotica può regolare l’attività delle regioni cerebrali che gestiscono i conflitti cognitivi, ovvero il modo in cui il cervello elabora risposte in competizione fra loro.
Le tecniche di brain imaging hanno mostrato che la suggestione ipnotica agiva generalmente sull’elaborazione visiva, che a sua volta agisce sull’attività cerebrale legata alla risoluzione dei conflitti. Questi risultati potrebbero far luce su come la suggestione ipnotica influenza l’attività del cervello durante la terapia.
L’ipnosi, superando la barriera dei sistemi cognitivi razionali, consente una comunicazione diretta con il nostro mondo emotivo, permettendo di incidere su alterazioni emozionali che inducono modificazioni biologiche le quali, infine, concorrono alla comparsa della malattia. Malattie della pelle. L’ipnosi può servire a curare le malattie della pelle Da sola, o insieme con le terapia standard, l’ipnosi si rivela capace di contribuire efficacemente alla riduzione dei sintomi e al miglioramento delle diverse dermopatie.
Ipnosi clinica e ipnoterapia
Tutti i problemi psicologici caratterizzati da una sostanziale modificazione psicogena dello stato di coscienza sono tra le psicopatologie in cui l’ipnosi è considerata trattamento d’elezione (disturbo di personalità multipla, amnesie e fughe psicogene).

L’ipnoterapia è altrettanto efficace per i disturbi post-traumatici da stress e per tutte quelle psicopatologie in cui sono evidenti momenti di depersonalizzazione o di derealizzazione (ad esempio attacchi di panico, attacchi bulimici, rituali ossessivi).

In generale tutte le psicopatologie che hanno un’evidente origine traumatica rispondono molto bene al trattamento svolto in stato di trance.

L’ipnositerapia è inoltre un efficace modello di psicoterapia nelle problematiche in cui l’elemento psicosomatico è centrale per l’azione diretta su molti sintomi invalidanti. Parliamo di disturbi d’ansia (ansia generalizzata, panico, fobie), disturbi dell’umore (depressione), disturbi del comportamento alimentare (bulimia, anoressia, obesità), e disturbi sessuali, oltre ai disturbi psicosomatici veri e propri.

Infine, l’ipnosi può essere utilizzata per i problemi della coppia e nella terapia familiare. L'ipnoterapia si colloca tra le cosiddette terapie brevi, ma può prevedere la possibilità di un approfondimento del lavoro psicoterapico.
L'ipnosi in dermatologia: psoriasi e altre malattie dermatologiche
Ipnoterapia per psoriasi, acne, alopecia, dermatite atopica, herpes ed orticaria.

L' ipnosi può favorire il miglioramento di numerose malattie dermatologiche, se non addirittura promuoverne le risoluzione. La conferma sperimentale di questa consapevolezza clinica è giunta dallo studio di Shenefelt, Ricercatore presso la divisione di Dermatologia della University of South Florida. Le malattie della pelle comprese nello studio sono psoriasi, acne, alopecia, dermatite atopica, herpes ed orticaria. Inoltre l'ipnoterapia può ridurre il dolore, il prurito e gli aspetti psicosomatici legati a questo tipo di malattie.
Il meccanismo tramite il quale l'ipnosi produce un miglioramento dei sintomi e delle lesioni cutanee è legato alla regolazione del flusso sanguigno e di altre funzioni del sistema nervoso autonomo che normalmente non sono sotto il nostro controllo conscio.
In più, il rilassamento, che accompagna l'ipnosi, produce modificazioni positive nel funzionamento del sistema neuro-ormonale.
Infine, la terapia ipnotica aiuta a controllare abitudini scomode e ulteriormente lesive e a sviluppare una analgesia di lunga durata. Riducendo quindi l'entità dei sintomi quali il dolore ed il prurito, l'ipnosi riduce anche il carico di ansia al quale il paziente si trova continuamente sottoposto.
L'amigdala nei disturbi d'ansia
L’amigdala è coinvolta nella paura soggettiva nei pazienti con disturbi d’ansia.

In particolare il senso soggettivo di paura e disagio sarebbe correlato al flusso ematico cerebrale regionale nell’amigdala destra, ma non nell’amigdala sinistra, durante induzione dell’ansia nei soggetti con disturbo d’ansia sociale, fobie e disturbo da stress post traumatico.

La psicoterapia del disturbo d’ansia sociale comporta una riduzione del flusso ematico cerebrale regionale a livello dell’amigdala. L’ipnosi agisce in modo particolare sull’emisfero destro del cervello e sull’amigdala.

Fredrikson M , Furmark T , Ann NY Acad Sci 2003; 985:341-347
La Sindrome del Colon Irritabile (colite spastica, colite)
E’ un disturbo gastrointestinale funzionale cronico caratterizzato da dolore addominale associato ad alterazioni della motilità intestinale o della funzione di assorbimento e di secrezione del colon. Colpisce il 10-15% della popolazione adulta e ha una eziologia complessa e ancora da comprendere chiaramente.
Attualmente, l’ipnosi (unita alla terapia cognitivo-comportamentale) ha la maggiore evidenza empirica della propria efficacia per questi obiettivi terapeutici.
Una dozzina di studi pubblicati mostrano che il trattamento ipnotico ha un impatto terapeutico notevole e sostanziale nella Sindrome del Colon Irritabile nella maggior parte dei pazienti (87%), i cui risultati sono miglioramento dei sintomi intestinali, benessere psicologico e qualità della vita che durano per anni. Le ricerche mostrano che l’impatto terapeutico è sostanziale anche in pazienti che non rispondono a interventi medici standard.
L’ipnoterapia è stata integrata con successo, ad esempio, nel servizio di gastroenterologia del Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Universitario di South Manchester, in Gran Bretagna, a partire dagli anni Ottanta
Ipnosi e Dolore acuto
Dolore, Analgesia ipnotica
Sulla base di 18 studi controllati ed un campione complessivo di 933 partecipanti. È stato dimostrato come l’ipnosi sia in grado di produrre un significativo sollievo del dolore acuto nel 75% della popolazione in diverse situazioni cliniche. Gli autori concludono che la riduzione del dolore mediante ipnosi può essere considerata “un trattamento affidabile e consolidato”.urgia: meno ansia prima, meno dolore dopo
Nuove ricerche indicano che l'ipnosi può essere d'aiuto nel diminuire l'ansia che precede un'operazione chirurgica. La notizia è stata data alla Facoltà di Medicina dell'Università di Yale durante il convegno annuale della Società Americana di Anestesiologia.
Perché ridurre l'ansia è importante in chirurgia? Perché all'ansia sono collegati un aumento del dolore post-operatorio, un maggior consumo di analgesici e una degenza post-operatoria più lunga. "La speranza", spiega la ricercatrice Haleh Saadat, Professore Associato di Anestesiologia all'Università di Yale, "è che usando modificazioni comportamentali tramite i programmi di ipnosi, in fase pre-operatoria, possiamo liberarci delle complicazioni post-operatorie".

Saadat spiega anche che i farmaci che riducono l'ansia, avendo un effetto a breve termine, non hanno alcun effetto post-operatorio per il paziente. L'ipnosi, invece, aiuta a estendere gli effetti anti-ansia prima, durante e dopo la chirurgia.

Fonte: American Society of Anesthesiologists' annual meeting, Atlanta, Oct. 22-26, 2005. Haleh Saadat, MD, assistant professor of anesthesiology, Yale School of Medicine. News release, American Society of Anesthesiologists.
La Harvard Medical School ha condotto ricerche sull’effetto dell’ipnosi in relazione alla guarigione fisica.
12 persone con una recente frattura ossea sono state divise in due gruppi. Entrambi i gruppi hanno seguito il protocollo ortopedico standard, ma solo uno ha usufruito anche di un trattamento ipnotico.
I risultati hanno segnalato una guarigione più rapida nel gruppo sottoposto anche a ipnosi a 9 settimane dall’inizio del trattamento. I raggi X hanno rivelato una differenza significativa sulla frattura già a sei settimane. Il gruppo sottoposto a ipnosi, inoltre, mostrava una mobilità migliore e ha usato meno analgesici. I ricercatori hanno concluso che “nonostante il campione limitato di soggetti, i dati suggeriscono che l’ipnosi è in grado di migliorare la guarigione anatomica e funzionale in caso di frattura e che ulteriore studi sulle possibilità dell’ipnosi devono essere svolti”.

La fibromialgia è stata descritta nella prima metà del 1800. Agli inizi del 1900 venne considerata una malattia infiammatoria dei muscoli (fibrosite). Alla fine degli anni '40 venne esclusa la presenza di infiammazione per cui la fibromialgia venne considerata una malattia su base psicologica. Il moderno concetto di fibromialgia e di tender points risale al 1978. Nel 1990 sono stati messi a punto i criteri diagnostici e nel 1994 la diagnosi di fibromialgia è stata accettata a livello internazionale con la cosiddetta "Dichiarazione di Copenhagen". Si tratta quindi di una malattia conosciuta da molto tempo, ma che solo recentemente è stata meglio definita.

La terapia non farmacologica che negli ultimi anni ha radicalmente cambiato l'approccio terapeutico e la prognosi della FM è certamente la terapia di rilassamento muscolare: training autogeno di Schultz, terapia cognitivo-comportamentale, terapia di rilassamento basata su tecniche ericksoniane. Le prime due tecniche di rilassamento hanno un limite nella scarsa adesione dei pazienti al programma terapeutico a causa della lunga durate dello stesso e della complessità dell'approccio. La terapia di rilassamento di tipo ericksoniano (terapia breve) è invece preferibile per la rapidità dell'effetto terapeutico (entro la quinta seduta) per l'efficacia su tutti i parametri esaminati (numero di punti tender, disturbi del sonno, astenia, dolore globale) e per la durata dell'effetto almeno fino al 6° mese dal termine del trattamento.

Fonti:
Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica;
Fibromialgia.it.
Sono ormai incontrovertibili gli studi che mostrano una netta riduzione del dolore (associato al cancro) e della nausea e del vomito (associati alla chemioterapia) nei pazienti trattati con tecniche di attivazione e sostegno della mente.
Il primo studio venne pubblicato nel 1982 dal dottor
D. Spiegel, psichiatra del Dipartimento di Psichiatria della Stanford
University, in California, (Spiegel H & Spiegel D., 1978).
L'ipnosi prenatale per facilitare il parto senza complicazioni
L’ipnosi prenatale facilita le nascite senza complicazioni.

I fattori psicosociali sono importanti nel distinguere le nascite con complicazioni da quelle senza complicazioni. Seguendo una valutazione psicosociale, 520 venti donne in stato interessante, al loro primo o secondo semestre di gravidanza, sono state divise in modo randomizzato ai gruppi di ipnosi prenatale o ai gruppi di sola attenzione. Nei gruppi di ipnosi gli obiettivi erano ridurre la paura del parto e della maternità, ridurre l’ansia, ridurre lo stress, identificare paure specifiche che potessero portare a complicazioni durante il travaglio e preparare le donne all’esperienza del travaglio.

Le donne sottoposte a ipnosi prenatale hanno ottenuto risultati significativamente migliori. I risultati suggeriscono che l’ipnosi funzioni facendo in modo che i fattori emozionali negativi non portino necessariamente ad un parto con complicazioni.

Fonte: Ipnosi - Rivista italiana di ipnosi clinica e sperimentale
Il primo segnale del parto è il dolore. Il travaglio e il parto sono accompagnati da un rafforzamento costante del dolore e dell’ansia, che si manifesta come sensazione di insicurezza indefinita e che aumenta la percezione del dolore. L’ipnosi agisce sia sulla componente somatica che emotiva del dolore. Per questo è utilizzata anche in caso di taglio cesareo e di interventi ginecologici.

L’ipnosi inoltre aumenta la volontà e la capacità di collaborare, migliora il periodo post-operatorio aumentando la protezione dal dolore, riducendo il bisogno di farmaci, stimolando una ripresa della funzionalità polmonare, bronchiale e alimentare, facilitando l’espletamento delle funzioni fisiologiche, favorendo una deambulazione precoce e innalzando il tono dell’umore.

Lo stato ipnotico è caratterizzato in questi casi da un piacevole rilassamento, da una aumentata capacità di spostare l’attenzione dal dolore alla bellezza del momento che si sta vivendo, da un aumento dell’autostima e della fiducia in sé, da una aspettativa ottimistica e da una facilitazione della capacità naturali di partorire della donna.

Si sa che oltre il 90% delle persone sono ipnotizzabili e che una donna in gravidanza ha una motivazione forte e quindi risponde molto bene all’ipnosi. Non è inoltre richiesto un particolare approfondimento della trance , in modo che la donna possa partecipare attivamente alla nascita del proprio bambino, godendo degli aspetti positivi.

 

 


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